Distinguere la demenza frontotemporale dall’Alzheimer

Un nuovo studio italiano espone tecnica non invasiva

per la diagnosi dell’Alzheimer

Uno studio preliminare pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Neurology (rivista medica dell’Accademia Americana di Neurologia) illustra un nuovo metodo per la diagnosi dell’Alzheimer rispetto a un’altra forma di demenza con sintomi simili. Il nuovo metodo non invasivo si basa sulla stimolazione elettromagnetica del tessuto cerebrale. Questa tecnica può essere un’alternativa ai metodi utilizzati attualmente, ovvero la PET (Tomografia a Emissione di Positroni) e il prelievo di fluido spinale.

Inizialmente diagnosticare la demenza frontotemporale non è semplice. Questa malattia è caratterizzata da gravi cambiamenti di comportamento e linguistici, motivo per cui è spesso confusa con Parkinson, Alzheimer o disturbi psichiatrici.La Prof.ssa  Barbara Borroni dell’Università di Brescia, autrice dello studio, dichiara: “La demenza frontotemporale non può essere curata, ma può essere gestita, soprattutto se viene presa in anticipo. La diagnosi corretta però può essere difficile. I metodi attuali sono costose scansioni cerebrali o punture lombari che prevedono l’inserimento di un ago nella colonna vertebrale. E’ emozionante pensare di essere in grado di effettuare la diagnosi in modo rapido e semplice con questa procedura non invasiva”.

La tecnica si chiama stimolazione magnetica transcranica (TMS). Una bobina elettromagnetica è posta sul cranio del paziente con lo scopo di creare impulsi elettrici che stimolano le cellule nervose. In questo modo si può valutare la capacità di trasportare segnali elettrici tra i vari circuiti nel cervello.

I ricercatori hanno svolto lo studio su 79 pazienti che probabilmente avevano l’Alzheimer, 61 con probabile demenza frontotemporale e 32 della stessa età che non presentavano nessun segno di demenza. Grazie all’utilizzo di questa nuova tecnica non invasiva i ricercatori hanno ottenuto ottimi risultati nel distinguere la demenza frontotemporale dall’Alzheimer. I risultati sono stati comparati con PET e analisi del liquido spinale.

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