Lisosomi: una nuova strada per la lotta contro il cancro

Pubblicato su Science  lo studio italiano che apre nuove strade

alla lotta contro in cancro.

I ricercatori hanno tenuto sotto osservazione il comportamento dei lisosomi, organelli cellulari coinvolti in molte malattie genetiche rare. I lisosomi, durante queste patologie, non svolgono il loro compito di neutralizzare le sostanze di scarto. Di conseguenza queste sostanze si accumulano nelle cellule creando gravissimi danni. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che la funzione dei lisosomi non è semplicemente quella di “spazzini”, ma che sono dei veri e propri regolatori del metabolismo.

Nello specifico i lisosomi degradano le molecole già utilizzate (e quindi inutili) per ricavare energia, agendo come termovalorizzatori. Con questo studio, i ricercatori hanno dimostrato che quando questo meccanismo si blocca, la crescita tumorale avviene più liberamente.

La direttrice generale della Fondazione Telethon Francesca Pasinelli ha dichiarato:“Questo studio, pubblicato su Science, una delle più importanti riviste scientifiche internazionali, conferma ancora una volta quanto le malattie genetiche rare siano un eccezionale banco di prova per la scoperta di meccanismi biologici fondamentali e la messa a punto di strategie terapeutiche innovative come la terapia genica.  A titolo di esempio, basti ricordare come le statine, farmaci comunemente usati per abbassare i livelli di colesterolo, siano stati sviluppati a partire dallo studio di una condizione rara, l’ipercolesterolemia familiare, in cui l’accumulo di questa sostanza dipende da un difetto genetico ereditario. Sostenere e promuovere ricerca di qualità sulle malattie genetiche rare è quindi importante non solo per chi è direttamente colpito da queste gravi patologie, ma anche per la collettività intera”.

La delicata osservazione della direttrice pone l’attenzione su un grosso problema della ricerca. Progetti di ricerca che riguardano malattie rare hanno più difficoltà a trovare sostegno economico. I risultati di queste ricerche, però, sottolineano come si possano trarre enormi benefici anche da progetti focalizzati sullo studio di patologie meno diffuse.

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