L’ intestino è il nostro secondo cervello

Perché l’ intestino è chiamato anche “secondo cervello”? Esiste una reale connessione tra questi due organi? Se sì, la medicina come può sfruttare questa connessione per migliorare la vita dei pazienti?

I ricercatori della McMaster University (Ontario, Canada) hanno pubblicato uno studio sulla rivista scientifica Gastroenterology che investiga i meccanismi del gut-brain axis (asse intestino-cervello) legati alla depressione.

In particolare sono stati oggetto dello studio pazienti affetti da sindrome da intestino irritabile (IBS). I sintomi che caratterizzano questa sindrome sono gonfiore, dolore addominale, alterazioni dell’alvo. Colpisce il 15% della popolazione con un rapporto di tre a uno per donne e uomini.

I ricercatori hanno somministrato ai pazienti un probiotico a base di bifidobatteri e, dopo sei settimane, hanno analizzato gli effetti che il trattamento ha avuto sulla depressione degli stessi pazienti. Attraverso la risonanza magnetica funzionale hanno notato un cambiamento nell’attivazione di diverse aree cerebrali.

Roberto De Giorgio, professore di medicina interna a Bologna e gastroenterologo, ha dichiarato: «L’aspetto più importante della ricerca è l’analisi della co-associazione dell’IBS, in termini specifici la comorbilità, con disturbi come l’ansia e depressione. Si pensa che l’attivazione del gut-brain axis possa portare a modifiche del sistema nervoso centrale con lo sviluppo di questi disturbi. La ricerca evidenzia che la modulazione del lume intestinale provocato dai bifidobatteri è in grado di modificare alcune aree del sistema nervoso centrale. Questa è una conferma dell’importante ruolo dell’asse intestino-cervello per la genesi di alcuni sintomi delle malattie, ma anche nel controllo del nostro benessere in condizioni fisiologiche». 

Tuttavia non bisogna fraintendere il meccanismo d’azione del probiotico. Questo non modifica direttamente la flora intestinale, ma probabilmente modula il comportamento dei germi all’interno dell’intestino. Molte malattie sono strettamente legate all’alterazione della composizione o dell’attività del microbiota. Studi come questo sono indirizzati a capire come regolare questa attività per combattere le alterazioni.

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