Tumore polmonare, firma genetica che resiste alla chemioterapia

Scoperti 35 geni legati alla comparsa della chemioresistenza

Un grave problema dei pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC) è lo sviluppo di resistenza al trattamento chemioterapico. La resistenza vanifica il trattamento e disarma i medici davanti alla malattia.

La ricerca si sta muovendo per comprendere i meccanismi della resistenza per riuscire poi a scardinarli. Di questo si è occupato un team di ricercatori della UT Southwestern Medical Center che ha pubblicato un interessante studio sulla rivista scientifica Cell Reports.

Il dottor John Minna, professore e direttore dell’Hamon Center for Therapeutic Oncology Research at UT Southwestern, ha dichiarato: “Le recidive tumorali dopo trattamento chemioterapico rappresentano un ostacolo importante al trattamento del tumore polmonare e la resistenza alla chemioterapia è un’importante causa di fallimento terapeutico. I risultati di questo studio gettano nuova luce sui meccanismi della resistenza e su come vincerli”.

I ricercatori hanno analizzato 35 geni che riescono a individuare le cellule tumorali più inclini a sviluppare resistenza. L’intento è quello di scoprire dove si annida la chemioresistenza all’interno dei geni.

Quali sono le fasi dello studio? Attraverso cicli di terapia on/off a lungo termine gli studiosi hanno sviluppato diversi modelli cellulari con resistenza progressiva al trattamento chemioterapico. Fatto ciò, i ricercatori hanno individuato i geni che hanno subito alterazioni. Di conseguenza è stato possibile cogliere la “firma” genetica della resistenza in un gruppo di 35 geni. Infine i ricercatori hanno testato la scoperta grazie a campioni biologici contenuti nel database dello SPORE (Specialized Programs of Research Excellence) del National Cancer Institute presso l’UT MD Anderson Cancer Center a Houston (USA). I risultati del test sono stati positivi: i 35 geni risultano correlati alla comparsa di recidiva di NSCLC.

Inoltre i ricercatori hanno osservato che le cellule tumorali, sviluppando resistenza, producono sempre più enzimi del tipo JumonjiC lisina demetilasi. Questi enzimi facilitano la comparsa di resistenza. La Dott.ssa Elisabeth D. Martinez, professore associato di Farmacologia presso l’Hamon Center, ha dichiarato: “Il tumore utilizza questi enzimi per modificare o riprogrammare l’espressione genetica, così da sopravvivere allo stress tossico della chemioterapia. Modificando l’espressione di questi geni, le cellule tumorali possono adattarsi a sopravvivere alle sostanze tossiche.”

Un farmaco capace di inibire gli enzimi JumonjiC, quindi, rende fragile il cancro. L’uso di due Jumonji inibitori (JIB-04 e GSK-J4), in laboratorio, ha prevenuto la comparsa di chemioresistenza.

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