Diabete, scoperto anticorpo che ‘predice’ malattia

Un test del sangue prevederà con anni di anticipo il “diabete dei bambini”

Il diabete di tipo 1 è conosciuto come “diabete dei bambini” perché nel 70% dei casi colpisce giovani e più piccoli in età pediatrica. In Italia colpisce oltre 300mila persone, e la crescita annua con cui viene diagnosticata è del 3%. I ricercatori italiani dell’Università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm), in collaborazione con la Queen Mary University of London, hanno lavorato per sviluppare un test che diagnostica questa patologia in anticipo.

Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Diabetologia (organo ufficiale dell’associazione europea dei diabetologi) espone l’importante funzione dell’anticorpo OXPTM-INs-Ab presente nel nostro sangue che potrebbe essere il primo campanello d’allarme di insorgenza della malattia. Per mezzo di questo anticorpo si renderà presto disponibile un test e, presumibilmente, anche un vaccino contro il diabete di tipo1.

Il Dott. Rocky Strollo, endocrinologo e ricercatore presso UCBM, prima firma dello studio, ha dichiarato: Questo studio fornisce nuove informazioni sui meccanismi alla base di questa forma di diabete, perché dimostra che l’autoimmunità del pancreas può essere indotta da modifiche ossidative dell’insulina e che questo può accadere molto prima dell’esordio clinico della patologia, fino a undici anni”.

Il Prof. Paolo Pozzilli, Ordinario di Endocrinologia e Malattie Metaboliche presso l’Ucbm, ha dichiarato: “Nel recente passato avevamo già dimostrato sperimentalmente su pazienti diabetici che la presenza di auto-anticorpi rivolti alla cosiddetta insulina ossidata, ovvero ‘arrugginita’ da radicali dell’ossigeno, aveva un potere diagnostico superiore rispetto a quelli diretti contro la forma naturale, non modificata d’insulina, dando esito positivo in circa l’84 per cento dei pazienti, rispetto al 61 per cento ottenuto con gli anticorpi per l’insulina normale”.

È possibile effettuare il test con un semplice prelievo di sangue. Il Prof. Pozzilli ha aggiunto: “Grazie a questa scoperta potremo presto fornire supporto ai soggetti che sentono il bisogno di sapere qual è il loro livello di predisposizione a sviluppare la malattia: penso, soprattutto, a quanti hanno fratelli o sorelle malati. Per questi ultimi, infatti, l’incidenza, che nella popolazione generale è del 2-3 per mille, può aumentare fino a 10 volte”. 

Leave a Reply